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Dettagli progetto

  • TITOLO

    Fattori predittivi di progressione di disabilità in un’ampia coorte italiana di pazienti affetti da sclerosi multipla

  • SINOSSI

    La sclerosi multipla (SM) è una malattia infiammatoria cronica demielinizzante del sistema nervoso centrale ed è la causa più comune, non traumatica, di disabilità nei giovani adulti. La maggior parte dei pazienti presenta, nella fase iniziale della malattia, un andamento caratterizzato da episodi acuti di peggioramento clinico, definiti ricadute o esacerbazioni, seguiti da una fase di remissione della malattia (SM-RR). La fase secondariamente progressiva di malattia (SM-SP), segue la fase a ricadute e remissioni dopo un tempo variabile dall’esordio di malattia ed è caratterizzata da progressivo accumulo della disabilità senza remissione. Una percentuale minore di pazienti (10-15%) presenta, invece, un decorso progressivo sin dall’esordio della malattia in assenza di episodi clinici acuti. Questa forma di malattia è definita sclerosi multipla primariamente progressiva (SM-PP). Nella pratica clinica quotidiana l’identificazione del cambio di decorso di malattia avviene spesso in ritardo. Il ritardo nella diagnosi è anche imputabile all’assenza di markers di laboratorio o test specifici per la diagnosi di SM-SP e all’assenza di chiari predittori clinici di progressione di disabilità. La diagnosi precoce permetterebbe di introdurre nella breve finestra di opportunità d’intervento (la fase di transizione verso un decorso progressivo) farmaci con potenziale effetto neuro-protettivo. L’ocrelizumab e il siponimod (BAF312) sono i primi farmaci a essersi dimostrati efficaci nelle forme progressive di malattia. Pertanto, l'obiettivo dello studio è quello di identificare i fattori predittivi della progressione della disabilità nei pazienti RR-MS ad alta disabilità e nei pazienti con decorso progressivo di SM inclusi nel Registro Italiano Sclerosi Multipla. L'identificazione precoce di pazienti con variabili predittive sfavorevoli consentirà di trattare i pazienti con le nuove terapie per la SM (ocrelizumab e siponimod). La popolazione è rappresentativa della popolazione con sclerosi multipla del nostro Paese e comprende un gran numero di pazienti.

  • Data inizio Data fine
    20/09/2018 15/09/2020
  • CENTRI PARTECIPANTI

    Prof.ssa Letizia Leocani – Neurologo, Responsabile Centro Stimolazione Magnetica Trascranica, INSPE, Ospedale San Raffaele, Milano Dott. Martinelli Vittorio – Neurologo, Responsabile Unità di Neurologia e Centro Sclerosi Multipla dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Dott.ssa Moiola Lucia – Neurologo, Coordinatore Attività Area Centro Sclerosi Multipla-MAC-Ambulatori dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

  • RISULTATI OTTENUTI

    Il presente studio è retrospettivo e longitudinale ed include un’ampia coorte di pazienti affetti da SM inseriti nel Registro Italiano Sclerosi Multipla. I pazienti inclusi presentavano con decorso secondario progressivo, primario progressivo e a ricadute e remissioni, una disabilità calcolata con la scala di disabilità EDSS > 4.0 e con un periodo di osservazione presso i centri di almeno 6 mesi. La prima visita presso i centri è il punto di riferimento (baseline) per l'inizio dell'osservazione. Sono stati inclusi nello studio i pazienti che hanno effettuato la prima visita neurologica presso i centri prima di giugno 2016. Il periodo di osservazione medio è stato di 22 mesi. L’end-point primario dello studio è la progressione della disabilità sostenuta e confermata alla fine del follow-up e definita come aumento del punteggio EDSS > 1.0 punti se l’EDSS basale è < 5.5 e 0.5 se la EDSS basale è > 6.0. I tre gruppi di pazienti (SM-RR, SM-SP, SM-PP) sono stati confrontati durante il follow-up di 2 anni per determinare i fattori predittivi di progressione della disabilità. Sono stati inclusi 5031 pazienti (3169 donne e 1862 maschi), 1887 con SM-SP, 1096 con SM-PP e 2048 con SM-RR. Su un totale di 5031 pazienti, 1587 (32 %) ha avuto una progressione di disabilità dopo una media di 15,4 mesi. Nei tre gruppi di pazienti abbiamo confrontato al baseline i pazienti con progressione della disabilità con i pazienti stabili. In tutti e tre i gruppi i pazienti con peggioramento della disabilità erano più anziani all'esordio della malattia rispetto ai pazienti stabili [gruppo SM-SP: 32 vs 30 anni (p:0.001); Gruppo SM-PP: 41 vs 39 anni (p:0.05); Gruppo SM-RR 34 vs 32 anni (p:0.005)]. Nei gruppi con SM progressiva i pazienti con progressione della disabilità avevano una durata della malattia più breve rispetto ai pazienti stabili [gruppo SM-SP: 191 vs 219 mesi (p<0.0001); Gruppo SM-PP: 110 vs 128 mesi (p:0.004)]. Infine in tutti e tre i gruppi i pazienti con progressione della disabilità avevano un EDSS inferiore rispetto ai pazienti stabili [gruppo SM-SP: EDSS medio 5.6 vs 5.8 punti (p<0.0001); Gruppo SM-PP: 5,4 vs 5,7 punti (p<0,0001); Gruppo SM-RR 4.9 vs 5.0 punti (p:0.06)]. Nel gruppo di pazienti con SM-RR i pazienti con peggioramento della disabilità avevano anche un numero inferiore di ricadute nell’anno precedente alla visita basale (p:0.018). Tuttavia, l'analisi multivariata non ha confermato questi dati nei gruppi di pazienti SM-SP e SM-PP. Invece nel gruppo di pazienti SM-RR l'analisi multivariata ha confermato l'associazione tra progressione della disabilità e l’età avanzata all'esordio. In conclusione lo studio non ha evidenziato dei forti fattori predittivi clinici di progressione della disabilità, è quindi necessario concentrare la ricerca sull’individuazione di biomarcatori umorali predittivi di peggioramento della disabilità nella popolazione di pazienti con SM.

  • PUBBLICAZIONI

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